Barolo 2012 e Barbaresco 2013. La Recensione

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BAROLO 2012 E BARBARESCO 2013

All'Anteprima Torinese BAeBA

di Chiara Caprettini www.thewineitalia.com

Che cosa ci regaleranno queste due annate? Proviamo a rispondere insieme a BAeBA. È ritornata infatti a Torino, nella splendida cornice di Palazzo Carignano, l’appuntamento annuale che presenta in anteprima assoluta le nuove annate di Barolo e Barbaresco, organizzata dall’Associazione Italiana Sommeliers AIS del Piemonte. 118 produttori che nel pomeriggio di lunedì 4 aprile hanno presentato i loro Barolo 2012 e il Barbaresco 2013. 

Cornice regale per vini regali, e prima ancora per un vitigno regale, il nebbiolo: dagli acini di piccole dimensioni e molto fitti, è estremamente sensibile a minime variazioni di terreno e di clima. Ecco perché possiamo assaggiare due vini prodotti nella stessa zona, della stessa annata, ma con caratteristiche estremamente differenti, in virtù magari dell’esposizione differente dei vitigni. Vitigno esigente, dal germogliamento e fioritura precoci, e dalla maturazione invece piuttosto tardiva: questo gli fa preferire l’esposizione al sole e lo rende sensibile alle discontinuità climatiche, dalle eccessive piogge fino alle gelate primaverili. Un equilibrio perfetto, che peraltro è l’equilibrio che sta alla base di tutti i grandi vini, ma il nebbiolo è così: nasce sensibile, affezionato e del tutto legato alla proprio terra, ma poi prende coraggio, diventa un grande vino, sconfina da quel territorio e fa il giro del mondo. Da timido a intraprendente a sfrontato, aggettivo questo piuttosto ricorrente quando ci si scontra – in positivo o negativo – con il tannino o il bouquet di queste due grandi DOCG. 

Dai comuni di Barbaresco, Neive, Treiso e parte del comune d’Alba (per la precisione la sola frazione di San Rocco Seno d’Elvio), e con un periodo di affinamento di almeno due anni, di cui uno in botte, si ottiene il Barbaresco DOCG, Riserva se l’affinamento è di quattro anni. Un rosso granato dalle sfumature aranciate, dai profumi di frutti rossi e viola, e poi, derivati dall’affinamento, vaniglia, cannella, legno, tabacco, cacao. Un vino elegante e di grande carattere che riflette il terroir, così come il Barolo (che comprende i comuni di Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e parte di Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco, La Morra, Monforte d’Alba, Novello, Roddi, Verduno), DOCG con un periodo di invecchiamento minimo di 38 mesi, 62 per la versione Riserva. Presenta un rosso granato intenso con riflessi aranciati che lo avvolgono, rosa e viole secche, lamponi, noce moscata e poi col tempo, liquirizia, tabacco, fino alle più “moderne” note balsamiche. 

Vini entrambi da invecchiamento, pronti solamente dopo anni, ecco perché il fascino di un evento come BAeBA ci mette di fronte all’inizio di un percorso gustativo, e non al risultato finale. Perché quei vini assaggiati stanno crescendo, stanno sviluppando le migliori potenzialità, e per farlo hanno bisogno di tempo. Sono vini esigenti i vini da invecchiamento, e richiedono da noi fruitori un grande sforzo di pazienza: dobbiamo aspettare insieme a quei vini il meglio che essi avranno da far emergere. 

Ma BAeBA, che è un vero e proprio viaggio nelle potenzialità espressive di due mostri sacri, ci ha messo di fronte piacevoli sorprese e qualche spiacevole conferma. Cerchiamo vini espressivi, in grado di anticiparci, pur se giovani, ciò che saranno anche solo tra qualche anno; dobbiamo fare lo sforzo di proiettarci nel futuro anche solo con un piccolo assaggio, leggere dietro quel tannino troppo violento una violenza data dalla mancanza di tempo, perché quel tannino sarà destinato ad evolvere ed ammorbidirsi. Dobbiamo prepararci a grandi vini, al naso ampi ed estremamente caratteristici, tipici di quel terroir. Tipicità ed espressività: vini dall’ottimo potenziale, molti di quelli presentati al Carignano, dove ci siamo slegati per un attimo dai concetti di innovazione e tradizione, per andare ancora oltre, a quanto quel vino sia manifestazione il più completa possibile del nome che porta. Non c’è bisogno di vini depersonalizzati, che piacciano per forza perché ci ammaliano con la loro perfezione e definizione. Abbiamo bisogno di produttori capaci di far 

esprimere quel vino, dargli la parola, far sì che alla vista rifletta il sole e il clima, e all’assaggio il suolo, il vitigno, la storia di quella vite. BAeBA ci ha presentato alcuni ottimi potenziali, ancora troppo timidi o ancora troppo sfrontati. Ma ammirevoli, laddove in grado di farci percepire il tentativo di offrire vini trasparenti e soprattutto sinceri: non vini “creati” per piacere, ma vini “fatti crescere” per esprimersi al meglio, offrendo quel viaggio nei sensi e nel territorio in cui questi due grandi vini sanno, volendo, magistralmente condurci. Infine, dunque, se al ristorante ci servono un Barolo 1972, sappiamo di non doverci far ingannare dalla data. Vecchio non è sempre sinonimo di qualità: quella, per esempio, è stata una pessima annata. Chissà che cosa diremo invece di un Barbaresco 2013 Riserva: speriamo, con fiducia, orgoglio e piacere, di avere tra le mani quella che potrà essere definita una buona o, perché no, un’ottima annata!

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