AIS Torino: serata con Ferdinando Principiano

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"E’ una tipica storia di Langa, con la famiglia dedita alla viticoltura.”   Così ha esordito Ferdinando Principiano, parlando di se stesso e del suo sogno che sta diventando realtà. Un sogno iniziato tempo lontano, forse addirittura quando non sapeva che i sogni si possono realizzare a poco a poco, con tenacia. Credendoci. Sempre guardando quell’orizzonte ondulato di colline striate dai filari delle vigne. Tenendo i piedi ben piantati su quella terra amata con la fatica di un giorno dopo l’altro. Nei primi anni ’60 Americo, il padre di Ferdinando, comincia a vinificare. Le uve, prima, venivano tutte vendute. All’inizio degli anni ’90 è la volta di Ferdinando, è lui che inizia a vinificare. Più precisamente, è il 1993 il primo anno per lui. Sono gli anni del boom in Langa e Ferdinando segue le orme dei padri. Poi, nel 2003, conosce Roberto Voerzio. E’ la svolta. Ferdinando torna a lavorare nelle vigne e a fare il vino, abbandonando in modo graduale la maggior parte delle tecnologie. Mette in pratica la filosofia della ricerca del vino “più puro e più pulito possibile”.   L’obiettivo è eliminare la solforosa e i vari additivi. Nel 2010 escono i suoi vini base privi di solfiti. Nella vigna, Ferdinando insegue il tutto naturale, sta provando a non usare niente di chimico. Niente diserbanti, disseccanti e antimuffe. Si tratta di un percorso involutivo, sta tornando indietro. E confessa di stare di nuovo amando il suo lavoro. Ammette di andare avanti per tentativi, con prove atte al raggiungimento del “vino di una volta”, sempre attento a produrre vini comunque buoni, bevibili, gradevoli. Vuole abbandonare l’acciaio e ci sta provando, poco per volta, pur riconoscendone la comodità. Secondo lui, il miglior contenitore è il cemento naturale, ma anche questo va raggiunto in passaggi graduali.  Un lavoro continuo perseguito con umiltà e passione. In vigna non usa concimazioni animali e gli unici trattamenti utilizzati sono rame e zolfo, che prima o poi saranno abbandonati. Ha otto ettari di proprietà e ogni anno prova qualcosa di nuovo su un ettaro. In cantina cerca di intervenire il meno possibile, non usando lieviti selezionati, preferendo lieviti indigeni; ha scelto fermentazioni libere dal controllo della temperatura ; né solforosa, né enzimi. La solforosa è aggiunta in dosi omeopatiche solo dopo la malolattica. Tutto questo perché, ci tiene a sottolineare, il terroir è dato dal terreno, dal clima e dalle pratiche umane. Ferdinando desidera vini legati profondamente al patrimonio genetico delle Langhe.   Fanno parte dell’azienda i vigneti Boscareto a Serralunga d’Alba, ettari coltivati a Nebbiolo da Barolo.  Come pure Le Coste, a Monforte d’Alba. La Barbera d’Alba, invece, è figlia del cru di Pian Romualdo, sempre a Monforte d’Alba. L’età dei vigneti varia dai quaranta ai sessant’anni e oltre.     01/37   Vini degustati :   Barolo Serralunga 2006. Un colore granato, limpido. Floreale, fruttato, sentori di rosa e viola, di liquirizia. Al gusto è lineare, pronto quasi maturo, di media persistenza. I tannini sono mordenti.     Barbera d’Alba La Romualda 2006. Il produttore dichiara che questo vino non ha fatto la malolattica. Deriva da una parcella di 6.000mq, da vigne di quasi 80 anni, Ha una maturazione sulle bucce di almeno due mesi. Il colore si presenta con un’estrazione incredibile. Il profumo è fruttato. Un vino pieno, che invecchierà tranquillamente molti anni. In bocca è caldo, bevibile nonostante la concentrazione.   Barolo Boscareto 2004. Ecco il primo vino fatto il più naturale possibile. Un mese di macerazione sulle bucce e due anni in rovere francese. Colore granato limpido. Regala sensazioni balsamiche, mentolate. Salgono toni fruttati e di fiori secchi. Al gusto è caldo, molto elegante. Si avverte una progressione tannica e pulita. Un vino piacevole, di buona beva.   Barolo Boscareto 2005. Rispetto al precedente, si ha un’idea ci crescita, con toni balsamici e fruttati, anche dolci.   Barolo Boscareto 2006. Un vino rigido, scontroso, che deve ancora dare molto di sé. Al gusto si avverte la sensazione tannica che dà una potenza maggiore.   BaroloBoscareto 2009. Spillato dalla botte. Non diraspato, pigiato con i piedi per mantenere il più possibile l’integrità del frutto e senza solforosa, ha fermentato due mesi con i raspi.   Barolo Boscareto 2010. Ha le caratteristiche del vino precedente, pur cambiando nel colore. E, come il precedente, non è tannico. Ci si può azzardare a definirlo addirittura effervescente.   pa Monforte D'alba (Cuneo)Piemonte Via Alba, 19

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